Le teorie psicologiche di personalità: un kit degli attrezzi indispensabile

Tutti trascorriamo molte ore a fare domande su noi stessi, chiedendoci chi siamo, perché siamo così e quando lo siamo diventati. Porsi queste domande non è difficile, ma come ben sappiamo, darsi delle risposte è un’operazione molto complessa.
In questo ci viene in soccorso la psicologia della personalità.
Definiamo la personalità come l’insieme delle caratteristiche stabili che definiscono un individuo e il modo in cui interagisce e interpreta il mondo.

Questi studiosi, con le loro teorie, cercano di trovare spiegazioni a tre tematiche molto complesse:

  • Individuare le caratteristiche universali della natura umana;
  • Individuare le differenze tra gli individui;
  • Individuare l’unicità, il nucleo essenziale, di ogni persona.

Ogni studioso della personalità ha affrontato questi argomenti in modo diverso, dando importanza, di volta in volta, ad aspetti variabili. Per questo motivo, nel corso della storia, sono nate teorie della personalità diversificate tra loro. 

Ognuna di esse coglie informazioni importanti. Possiamo considerarle come un fondamentale “kit degli attrezzi”: ogni teoria rappresenta uno strumento che può essere utile in situazioni diverse e per persone diverse, sia nella vita privata, che in quella lavorativa. 

LE PRINCIPALI TEORIE DI PERSONALITA’

Individuiamo le principali teorie di personalità:

  • La teoria psicodinamica: questo approccio, inizialmente diffuso da Freud, si basa sull’assunto che il sistema mentale delle persone può essere suddiviso in tre “luoghi”: l’Es, sede dei desideri più nascosti, il Super Io, luogo dei divieti e dei comandi appresi durante l’infanzia e l’Io, la coscienza, che deve mediare e trovare un equilibrio tra Es e Super Io.
    Un ulteriore aspetto caratteristico di questa teoria è rappresentato dall’idea che gran parte dell’attività mentale delle persone sia inconscia, quindi al di fuori della propria sfera di consapevolezza. 
  • Le teorie fenomenologiche: queste teorie, di cui il principale esponente è Carl R. Rogers, sono in contrasto con la posizione psicodinamica, perché, piuttosto che concentrarsi sul mondo inconscio delle persone, si concentrano sulle esperienze coscienti che le persone fanno nel mondo. Nello specifico, queste teorie, attribuiscono molta importanza alla crescita personale, all’autorealizzazione e alle relazioni sociali supportive, che insieme contribuiscono ad aumentare il nostro benessere.
  • Le teorie dei tratti: sono molti gli studiosi che hanno provato a individuare dei “tratti” di personalità attraverso cui descrivere e differenziare le persone. Per tratto di personalità si intende una caratteristica della persona che è molto stabile nel tempo e tende a manifestarsi anche in situazioni di vita diverse. Tra queste teorie, una molto conosciuta e utilizzata, è la teoria dei cinque fattori (o dei Big Five). Secondo questa teoria, la personalità può essere suddivisa in cinque tratti indipendenti: apertura mentale, cioè la tendenza a ricercare nuove esperienze, la scrupolosità, cioè l’attenzione e la motivazione nel raggiungere gli obiettivi, l’estroversione, ovvero l’interesse verso le relazioni interpersonali, la gradevolezza, che indica la qualità e le modalità di approccio nelle relazioni con gli altri e infine il nevroticismo, che fa riferimento ad una valutazione della stabilità emotiva delle persone. 
  • Teoria cognitivo sociale: questa teoria, il cui principale esponente è Albert Bandura, si concentra su due aspetti principali, quelli cognitivi, cioè la capacità unica e distintiva degli esseri umani di riflettere sulla propria vita passata e futura, e quelli sociali, cioè l’importanza che il contesto e le interazioni sociali hanno per tutte le persone. Per questa teoria è fondamentale l’idea che le persone non possono essere spiegate concentrandosi su un unico aspetto (come i tratti di personalità), perché quello che siamo e che facciamo è determinato non solo da noi stessi, ma anche dal nostro contesto e dalla nostra cultura. 

Tra i nuovi approcci alla personalità, spicca il metodo noto come Enneagramma di Herskovits, insegnato a manager, psicologi e altri professionisti che hanno l’interesse a comprendere, a prima vista, le caratteristiche essenziali dei propri interlocutori. Questo strumento, infatti, permette di classificare gli individui, sulla base di specifiche caratteristiche fisiche, in sette categorie di personalità. Il vantaggio è quello di poter fare una valutazione veloce delle persone, per poter individuare precocemente le giuste modalità di interazione con gli altri. 

IN CONCLUSIONE…

Questa rassegna ci aiuta a capire la complessità dell’individuo e la difficoltà di spiegare le sue caratteristiche in modo semplice. La psicologia della personalità è la nostra alleata e può fornirci indicazioni utili, e talvolta indispensabili, per poter agire in diversi contesti di vita, soprattutto quelli lavorativi, dove l’interazione con gli altri è la base del nostro successo.

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